L’anno 2026, appena iniziato, porta ai devoti della Madonna di Bonaria due anniversari molto importanti. Il primo riguarda la ‘dedicazione’, avvenuta il 22 aprile 1926, della nuova grande chiesa di Bonaria a fianco del preesistente Santuario, anche se i lavori, iniziati nel lontano 1704, non erano ancora completamente terminati. Occorre infatti tenere presente che una ventina di anni prima, il 13 settembre 1907, su richiesta dei Vescovi della Sardegna, alla Madonna di Bonaria era stato attribuito da Papa Pio X (Giuseppe Sarto) il titolo di Patrona Massima della Sardegna. Da ciò era derivato l’impulso a riprendere i lavori di costruzione della nuova chiesa. Lavori che verranno però ultimati solo nel secondo dopoguerra (ricordiamo che nel 1943 anche la Basilica di Bonaria subì danni dai bombardamenti su Cagliari).
Dunque in quell’aprile 1926 erano già passati oltre duecento anni dall’inizio dei lavori di costruzione della nuova chiesa (per l’esattezza 222 anni), ma non vogliamo soffermarci sulle vicende storiche e politiche di quel periodo, quanto mettere in risalto il grande sforzo, non solo economico, per realizzare il desiderio di questa nuova e più grande chiesa. E’ evidente che a partire dal 1907, e nonostante la I guerra mondiale immediatamente successiva, la grande passione e la solidarietà della gente non solo cagliaritana, sotto la spinta e la guida dei Padri Mercedari, ha accelerato il cammino di completamento. Tante le generose iniziative personali e di gruppi che hanno contribuito a sostenere gli oneri, talora rilevanti, dei vari lavori. Ed è facilmente intuibile che anche tantissime persone non agiate abbiamo contribuito con i loro piccoli e amorevoli sacrifici.
Ma prima di parlare delle celebrazioni del 22 aprile 1926 è opportuno accennare alla preparazione di esse, cominciando dalla decisione di Papa Pio XI (Achille Ratti) di nominare un proprio rappresentante per presenziare a tre momenti particolari, come indicato nella lettera del 25 marzo 1926 e cioé: “i festeggiamenti per incoronare di nuovo N.S. di Bonaria, il Congresso Mariano, e la consacrazione del novello tempio”. Il Legato Pontificio è il Card. Gaetano Bisleti.
Nella parte iniziale di detta lettera il Papa così dice: “Un insigne ed antichissimo Santuario della Beata Vergine, sotto il titolo di N.S. di Bonaria, sorge nella Città di Cagliari. Fin dal XIV secolo, per opera e zelo principalmente dei religiosi Mercedari vi si era preso a venerare un Simulacro della SS. Vergine e tante e sì grandi furono le grazie in ogni tempo da Dio ottenute che presso i pii isolani della Sardegna e i naviganti invalse la consuetudine di ricorrere fiduciosi alla celeste Signora di Bonaria come a presidio di salute. Non è quindi a meravigliare se quell’augusto Simulacro venne, non è da molto, incoronato con aureo diadema e Nostra Signora di Bonaria dichiarata dal nostro antecessore Pio X di s.m. Patrona Massima di tutta la Sardegna. Siccome poi l’antico Santuario presentava troppo anguste proporzioni, un nuovo e vastissimo tempio veniva eretto…”.
Dobbiamo tralasciare l’accennato Congresso Mariano (che si aprì mercoledì 21 aprile nella Collegiata di S. Anna e si chiuse sabato 24 aprile) e soffermarci, attingendo anche dalle cronache de L’Eco di Bonaria di maggio 1926, sui due momenti concernenti Bonaria: il primo è la Dedicazione della nuova chiesa, il secondo è la nuova incoronazione del Simulacro della Madonna di Bonaria (ricordiamo che la prima solenne incoronazione era avvenuta il 24 aprile 1870 in occasione del 5° Centenario del prodigioso arrivo del Simulacro a Cagliari).
La ‘dedicazione’ della nuova chiesa di Bonaria è avvenuta giovedì 22 aprile 1926 alla presenza degli Arcivescovi e Vescovi della Sardegna e del Padre Generale dei Mercedari, con alcuni Padri venuti dalla lontana America. Ma che cos’è la ‘dedicazione’? E’ un rito liturgico che, possiamo dire, ‘inaugura’ una nuova costruzione come edificio di culto. Motivo per cui ogni chiesa lo celebra una sola volta. Ma occorre precisare che non si tratta di tagliare un nastro all’ingresso della chiesa, bensì è un rito di ‘consacrazione’ dell’edificio per la particolare funzione cui è destinato che inizia con una processione e vive poi altri specifici momenti e gesti liturgici come l’unzione dell’altare seguita dall’incensazione; poi una particolare liturgia eucaristica. Alla fine sono ‘inaugurati’ la cappella del Santissimo Sacramento ed il Tabernacolo.
Cosa significa allora fare la ‘dedicazione’ di un nuovo edificio di culto? E’ un semplice fatto esteriore? No, perché rappresenta l’unione della chiesa fatta di pietre con la Chiesa fatta dai battezzati, che sono le ‘pietre vive’ del popolo di Dio, come è detto nella 1^ lettera di San Pietro (1Pt 2,4-5). La chiesa è luogo di incontro con Dio e con la comunità e non solo un posto dove andare a pregare.
Una curiosità che prendiamo dal libro “Bonaria e la sua storia” di Padre Angelo Quero O. de M. circa la scelta della data della ‘dedicazione’. Di fatto fu Papa Pio XI che suggerì quella del 22 aprile 1926 «in quanto la Santa Sede aveva proibito qualsiasi manifestazione di carattere locale per il 1925, dovendosi celebrare l’Anno Santo».
L’altro momento particolare, tre giorni dopo, è stato quello della nuova incoronazione del Simulacro della Madonna di Bonaria, avvenuta domenica 25 aprile 1926, officiante sempre il Legato Pontificio, Card. Gaetano Bisleti.
La cronaca dell’avvenimento dice che ‘la cerimonia si è tenuta sulla piazza della Basilica’. Perché Basilica, visto che sinora anche nei documenti papali si è parlato semplicemente di nuova chiesa? Ecco il secondo anniversario di cui abbiamo fatto cenno e che riguarda l’attribuzione a questa nuova chiesa del titolo di ‘Basilica minore’. Ma di questo parleremo in modo più adeguato nel prossimo numero de L’Eco di Bonaria.
